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Tutte le volte che ho dovuto e voluto ripartire l’ho fatto da me stesso da un gruppo. Gli aiuti nella vita non arrivano mai dall’alto e se arrivano generalmente sono tutt’altro che disinteressati. In questo tempo si è rotto il processo di comunicazione e condivisione, online a destra e sinistra solo insulti, haters che accusano altri haters, un processo che per altro è stato ampiamente intercettato da molti, compreso il sottoscritto, in moltissimi articoli. Sento oggi in streaming (viva la rete) alcuni sindaci da #piazzagrande. Sono i primi cittadini di piccoli comuni, una sincera testimonianza di cosa è stato fatto e dell’ esperienza in comuni da 15mila anime dove le persone di chiamano ancora per nome e parlano per strada. Che uno sia di destra o sinistra poco importa, mi viene da pensare che il modello da cui partire sia proprio questo, l’ascolto prima ancora di ogni opinione. Oggi non c’è dialogo fra gerarchie di cittadini, il capo decide se ridere o piangere, se attaccare o sostenere, il modello è quello del “gladiatore”, io lo chiamo così, Massimo il magnifico, è un modello verticale che nel business, ad esempio, ha fatto il suo tempo. Per costruire qualcosa di nuovo oggi bisogna forse “orizzontalizzare”, fare un passo indietro e puntare su un processo condiviso e di gruppo avendo il coraggio di lasciare le cariatidi che si incollano all’ultima spiaggia. E’ l’unico modo per andare lontano. Pensare in gruppo vuol dire realizzare un strategia multigenerazione, lasciare il processo tattico dei commenti da bar e iniziare un piccolo significativo cammino creativo e costruttivo mirato ad una visione, così come è nelle strutture produttive di maggior successo, un “design thinking” sociale, direbbe una persona di marketing. Penso sia la strada per ritrovare il sociale e ritrovare anche se stessi, consapevoli che tutti noi abbiamo qualche grosso casino da seguire, un genitore, un lavoro, un reparto di sofferenza e fatica personale. In un momento in cui il pensiero intelligente è sedato da termini come populismo, vissuti oggi con accezione positiva, l’unica salvezza è l’ascolto dell’esperienza e la partecipazione costruttiva coniugati dal silenzio… prima della battaglia.